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Considerando che solo il 10% delle specie vegetali presenti sulla terra è conosciuto, il ruolo di punto di ricerca assume grandissimo valore. Nel nuovo Orto botanico trovano spazio circa 6.000 esemplari con 3.500 specie botaniche. refresh Morus alba Il gelso bianco, originario dell'Asia orientale, fu introdotto in Europa nel XII secolo per l'allevamento del baco da seta che lo preferisce al gelso nero (la presenza in Italia è documentata dal 1434). Oggi è presente in quasi tutte le regioni d’Italia. Cresce in filari piantati dall’uomo ai margini degli abitati. I frutti sono commestibili, anche se quasi mai appaiono sul mercato per la difficile conservazione. Il nome generico è quello utilizzato dagli antichi romani per il gelso nero, pianta da loro già conosciuta perché originaria dell'Asia Minore; deriva a sua volta dal greco antico 'meros' (parte), in riferimento all'infruttescenza formata da tanti piccoli frutti con involucro carnoso; il nome specifico deriva dal latino 'albus' (bianco) e si riferisce sempre ai frutti ma questa volta al loro colore prevalente (esistono anche forme a frutti rosa o violetti, che possono generare confusione col gelso nero). Forma biologica: fanerofita scaposa. Periodo di fioritura: aprile-maggio. Ilex aquifolium L'agrifoglio è una specie a distribuzione subatlantica presente in Europa ed Asia Minore, diffusa in tutte le regioni d’Italia in boschi misti mesofili, con optimum nella fascia montana, ma ormai piuttosto rara allo stato spontaneo. È considerata una pianta magica fin da prima dell'avvento del Natale cristiano: le si attribuiva il potere di proteggere dai demoni e di portare fortuna. I primi utilizzi risalgono all'Irlanda, dove anche le famiglie più povere potevano permettersi di usarla per decorare le abitazioni, tradizione poi passata ai popoli cristiani durante il periodo natalizio: la struttura della foglia infatti ricorda la corona di spine di Gesù Cristo e i frutti rossi il suo sangue. Oggi viene impiegata esclusivamente come pianta ornamentale, da cui sono state ricavate numerose cultivar, alcune con foglie variegate. I margini delle foglie sono interi in quelle dei rami vecchi, spinosi in quelle dei rami giovani, ma i due tipi di foglie possono coesistere sullo stesso individuo. L'agrifoglio può vivere circa 300 anni; le foglie e soprattutto i frutti sono fortemente tossici per l'uomo. Il nome generico deriva dal latino e allude alla somiglianza della forma delle foglie con quelle del leccio (Quercus ilex); il nome specifico deriva dal latino 'acrifolium', parola composta da 'acer' (acuto) e 'folium' (foglia), per le foglie a margine spinoso-appuntito. Forma biologica: fanerofita cespugliosa/ fanerofita scaposa. Periodo di fioritura: aprile-maggio. Helianthus tuberosus Il topinambur è una pianta di origine nordamericana, oggi diffusissima in tutte le regioni d’Italia. Il nome popolare ‘topinambur’ è la trascrizione di una parola brasiliana, ma la pianta sembra sia stata importata in Francia dal Canada nel 1603 dal francese Samuel Champlain; già nel 1616 il naturalista e botanico Fabio Colonna, nella seconda edizione dell’opera Ecpharais, scrive indicandola come ‘Flos solis farnesianus’: era infatti già coltivata nel Giardino Farnese a Roma, dove era conosciuta con il nome volgare di ‘girasole articocco’. Cresce in vegetazioni pioniere e ruderali, soprattutto lungo il corso medio ed inferiore dei fiumi, su suoli da sabbiosi a limoso-argillosi, freschi e sciolti, ricchi in composti azotati, al di sotto della fascia montana. Il tubero, che somiglia per forma e consistenza a una patata e ha un sapore vagamente simile a quello del carciofo, non contiene amido ma il polisaccaride inulina che lo rende adatto nei regimi ipocalorici degli obesi e dei diabetici. In America è stata sin dai tempi più remoti un'importante pianta alimentare, oggi vive un periodo di riscoperta. Il nome generico deriva dal greco 'helios' (sole) ed 'anthos' (fiore), e significa quindi 'fiore del sole' (è lo stesso del girasole), quello specifico si riferisce ai tuberi commestibili (topinambur). Forma biologica: geofita. Periodo di fioritura: agosto-ottobre. Strelitzia alba È un genere di piante erbacee originario dell’Africa meridionale caratterizzato da fiori molto belli e particolari tanto da meritare il nome di “Uccello del Paradiso”. Introdotta in Inghilterra alla fine del XVIII secolo da Masson, la strelitzia ha fatto il suo ingresso in Italia (Giardino Hambury in Liguria) solo nel 1912.La strelitzia alba, la più rara delle tre specie arborescenti del gen. Strelitzia, presenta foglie lungamente picciolate che possono misurare 2m di lunghezza per quasi 50cm di larghezza e fiori bianchi racchiusi da una spata verde con sfumature porpora. Il frutto è una capsula triloculare contenete dei semi tondeggianti neri provvisti di un arillo piumoso arancione. Colchicum autumnalis Il colchico autunnale è una specie europea presente in tutte le regioni dell’Italia settentrionale, in Toscana e in Sardegna. Cresce nei prati falciati umidi, nelle radure boschive, nei boschi molto aperti di latifoglie decidue, su suoli argillosi profondi, ricchi in humus e sostanze azotate, da neutri a subacidi, dal livello del mare a 2.100 metri circa. La pianta contiene colchicina in tutte le sue parti, soprattutto nei semi e nel bulbo, ed è fortemente velenosa: il nome generico deriva dalla Colchide, antica regione del Mar Nero corrispondente all'odierna Georgia, dove abitava la maga Medea, esperta in pozioni velenose; il nome specifico si riferisce alla fioritura autunnale. Forma biologica: geofita bulbosa. Periodo di fioritura: agosto-settembre. Persea americana L’avocado, nome con cui è comunemente conosciuta la specie, è un albero di media altezza (generalmente attorno ai 10-15m) originario dell’America centrale. Presenta corteccia grigia e rugosa, foglie ovali e persistenti, fiori ermafroditi piccoli e poco appariscenti di colore verdastro. La parte più nota è il frutto, una drupa ovoidale il cui peso può arrivare al chilo, con grosso seme centrale, polpa giallo pallido molto ricca in grassi e parte esterna (epicarpo) verde o violacea.Ampiamente coltivato nelle aree tropicali e subtropicali di tutto il mondo, l’avocado trova impiego sia come alimento che a fini cosmetici grazie alle proprietà antiossidanti dell’olio ricavato dalla polpa essiccata del frutto. Vaccinium myrtillus Il mirtillo nero è una specie a vasta distribuzione circumboreale presente lungo tutto l'arco alpino e sull'Appennino sino al Molise, divenendo sempre meno frequente verso sud. Cresce formando popolamenti densi in brughiere di altitudine e in peccete e faggete altomontane, su suoli profondi, freschi, acidi, ricchi in humus, con optimum dalla fascia montana superiore a quella subalpina, raramente anche più in basso. I frutti del mirtillo sono notoriamente commestibili sia crudi sia in marmellate e sciroppi e contengono un pigmento colorante blu del tipo degli antociani (mirtillina), utilizzato anche come colorante naturali per alimenti con la sigla E163. Le foglie hanno proprietà astringenti. Il nome generico, già usato da Virgilio, probabilmente deriva dalla latinizzazione del greco arcaico 'vakintos' (giacinto a fiore blu) con trasposizione del significato a 'bacca blu', quella del mirtillo nero; il nome specifico in latino significa 'piccolo mirto', in riferimento alla vaga somiglianza delle foglie e dei frutti con quelli del mirto. Forma biologica: camefita fruticosa. Periodo di fioritura: giugno-luglio. Lantana camara La lantana è una specie nativa dell’America centrale e meridionale, introdotta in altre parti del mondo come pianta ornamentale e divenuta infestante in molte aree tropicali come in India e in Australia; per questo motivo è stata inserita nell' elenco delle 100 specie aliene più dannose del mondo. Da noi viene frequentemente coltivata in parchi e giardini per le vistose e durature fioriture. Nelle aree d’origine i frutti sono utilizzati per produrre un inchiostro e i rami per costruire scope. Il nome generico, da noi usato anche per una specie di Viburnum deriva dal latino ‘lénto’ (io piego, faccio incurvare), in riferimento ai rami spesso incurvati; il nome specifico deriva dal greco dal greco ‘kamara’ (volta, cupola), probabilmente per la forma dell’infiorescenza. Forma biologica: fanerofita cespugliosa. Periodo di fioritura: aprile-settembre. Delphinium dubium Delphinium dubiumLa speronella alpina cresce nei prati sassosi e nei ghiaioni lungo il bordo meridionale delle Alpi, in diverse stazioni, in un areale alquanto discontinuo. E’ una specie erbacea robusta, alta anche 70 cm, con foglie profondamente incise in lobi. Nel periodo estivo, in giugno-luglio, all’apice del fusto compare un’infiorescenza di 20-30 cm, con fiori di colore blu-violaceo che si prolungano in uno sperone lungo circa 2 cm.Diverse specie del genere Delphinium venivano un tempo utilizzate a scopi officinali, ma, data l'elevata tossicità degli alcaloidi (quali la delfinina) contenuti in tutte le parti delle piante, tale uso è sconsigliato.Nella Lista Rossa del Veneto le viene attribuito un livello di rischio “EN”, cioè minacciata di estinzione. Centaurea tommasinii E’ una specie molto vicina al fiordaliso, ha fiori rosa e vive nelle zone sabbiose e aride dei litorali adriatici dal Friuli alle Marche e nelle dune fossili del Delta del Po. Può formare popolazioni molto numerose, dando luogo a splendide fioriture nel periodo da giugno a luglio. Fusto e foglie sono coperti da peli chiari che le conferiscono una colorazione argentata. Le foglie basali sono divise in lacinie sottili.Nella Lista Rossa del Veneto è classificata come “NT”, quasi a rischio di estinzione. Vitis vinifera La vite è una liana decidua tipicamente mediterranea, oggi coltivata in tutte le aree del globo con clima di tipo mediterraneo (California, Cile Centrale, Sudafrica, Australia meridionale). I primi riferimenti storici alla vite e al vino si trovano tra i Sumeri nell'Epopea di Gilgamesh (III millennio a.C.); testimonianze della coltura si hanno in numerosi geroglifici egizi, presso i quali il vino era bevanda riservata ai sacerdoti, agli alti funzionari e ai re. Furono i Greci ad introdurre la vitivinicoltura in Europa, già in epoca minoica. Esiodo descrive in dettaglio pratiche di vendemmia e di vinificazione e numerosi sono i riferimenti alla vite e al vino anche in Omero. Ai coloni greci si deve l’introduzione della viticoltura in Italia meridionale, dove la pianta incontrò condizioni climatiche e pedologiche ideali, al punto da far meritare alla regione il nome di Enotria. Studi paleontologici hanno però dimostrato che la pianta della vite era già diffusa in Italia, in particolare in Toscana, dove esisteva prima della comparsa degli etruschi. I Romani perfezionarono ulteriormente le tecniche vitivinicole apprese dagli etruschi, come illustrato da numerose opere, in cui si ritrovano concetti biologici e tecniche di coltura tuttora validi. Nel XIX secolo due malattie fungine e un insetto provenienti dall'America sconvolgono la vite: la peronospora della vite, l'oidio e la fillossera, che distrussero vaste estensioni di vigneti tra il 1870 e il 1950. I coltivatori furono costretti a innestare i vitigni sopravvissuti su specie (e ibridi) di origine americana (Vitis berlandieri, V. rupestris e V. riparia), resistenti alla fillossera, e a utilizzare regolarmente prodotti fitosanitari come lo zolfo e il rame per contrastare l'oidio e la peronospora. A volte la vite appare anche allo stato subspontaneo, in arbusteti e siepi presso gli abitati rurali ed in vegetazioni ruderali, su suoli limoso-argillosi mediamente profondi, neutro-subacidi, ricchi in composti azotati. Il nome generico è il nome latino della vite, che deriva da 'viere' (legare), in riferimento alla flessibilità dei rami; il nome specifico si riferisce alla coltivazione per produrre il vino. Forma biologica: fanerofita lianosa. Periodo di fioritura: maggio-luglio. Erythrina crista-galli L’eritrina, o ceibo, è un albero originario di Argentina, Uruguay, Brasile meridionale e Paraguay. La pianta è l’albero nazionale dell’Argentina, e il fiore viene considerato il fiore nazionale dell’Argentina e dell’Uruguay. Venne introdotta in Inghilterra nel 1771 e giunse in Italia pochi anni dopo, come testimonia l'ultracentenario esemplare nel giardino di Villa Pamphili a Roma, di fronte al Casino dell'Algardi. Nelle parti più calde dell’Europa meridionale viene a volte utilizzata come pianta ornamentale per le vistosissime fioriture di colore rosso, anche se la coltivazione non è molto facile in quanto la pianta soffre i periodi di aridità estiva tipici del clima mediterraneo; nell’area di origine la specie cresce infatti nelle foreste a galleria lungo il basso corso dei fiumi, oppure in acquitrini e paludi. Nell’area di origine viene impollinata da uccelli per attirare i quali produce tanto nettare che spesso gocciola dai fiori, da cui il nome inglese ‘cry-baby’. Il nome generico, dal greco ‘erhytros’ (rosso) si riferisce al colore dei fiori, quello specifico, che in latino significa ‘cresta di gallo’, alla forma della corolla. Periodo di fioritura: maggio-settembre INFORMAZIONI UTILIORARI DI APERTURABIGLIETTI E ABBONAMENTIVISITE GUIDATECOME ARRIVARECODICE DEL VISITATORE SCARICA LA APPDisponibile su Collegamenti L'ORTO BOTANICO Storia Architetture L'Orto nel patrimonio UNESCO Lotta biologica e integrata Collezioni e percorsi Orto antico Giardino della biodiversità Museo botanico Ricerca Progetti di ricerca Network italiani e internazionali Il Centro di Ateneo Index seminum Media Guida CAA Newsletter Informazioni e prenotazioni / Information and bookings prenotazioni@ortobotanicopd.it Tel. +39 049 8273939 © 2017 Università di Padova - Tutti i diritti riservati
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